Clap4Culture: condividiamo insieme

Un’iniziativa senza precedenti ha riunito in poche settimane più di 100 professionisti del mondo del cinema e della musica che si sono impegnati insieme in una dichiarazione contro l’iniziativa No Billag, interpretata in chiave artistica. In Clap4Culture, artisti di tutta la Svizzera si esibiscono da ogni parte del Paese utilizzando la body percussion, con formazioni diverse e ognuno con il proprio stile: dal rock e pop alla musica popolare, passando per l’hip hop, il rap, le canzoni di successo fino ad arrivare alla musica classica. Il messaggio è semplice. Le nostre lingue, le nostre opinioni, la nostra Svizzera: condividiamole insieme! Diversità significa pluralità, pluralità significa ricchezza. Pertanto ci schieriamo a favore di un canone per il servizio pubblico che permetta alle minoranze linguistiche e culturali di far sentire la propria voce e sopravvivere.

Chi?
Idea originale: Erich Eicher & Ivo Zen
Direzione di progetto: Ivo Zen (ARF/FDS), Christoph Trummer (SONART)
Direzione artistica, film: Flavio Gerber, Filmgerberei Zürich
Direzione artistica, musica: Dodo Jud, Dabu Bucher

I video sono condivisi attraverso tutti i canali, anche direttamente dai musicisti, e sono raccolti su www.clap4culture.ch.
Sempre sul sito web è disponibile un kit comprensivo di istruzioni per tutti gli artisti e non che vogliano produrre e mettere online il proprio video Clap4Culture contro l’iniziativa No Billag.

 

Contatti per i media relativi al progetto
Ivo Zen: ivozen@gmx.net, 079 716 35 44; Christoph Trummer: christoph.trummer@musikschaffende.ch, 078 737 01 73
Svizzera francese: Christian Wicky,
chris@irascible.ch, 076 432 00 96

 

Contesto
Il nostro impegno comune contro l’iniziativa No Billag deriva dalla ferma convinzione che la nostra Svizzera varia, plurilingue e solidale abbia bisogno di un servizio pubblico mediatico forte, in grado di cogliere le tendenze alternative delle città e di portare le principali notizie politiche e culturali fino alle valli più remote, in tutte le lingue e anche sotto forma di audiodescrizione o in lingua dei segni. Nelle dichiarazioni degli artisti si vede come l’idea di solidarietà sia spesso associata al canone del servizio pubblico e venga difesa da chi vi prende parte. Perché la posta in gioco è molto alta per tutti noi.

Cultura, film e musica sarebbero pericolosamente a rischio. La minacciata SRG SSR è al secondo posto tra i maggiori promotori del cinema svizzero indipendente ed è la più grande azienda nel settore audiovisivo. Senza i mezzi di produzione dispiegati dalla SSR per i propri progetti e per quelli che cofinanzia, sarebbe impensabile continuare a produrre i documentari svizzeri tanto apprezzati a livello internazionale o la stessa quantità di soggetti di finzione, e sicuramente non con lo stesso livello di qualità. È proprio per questo che l’Associazione regia e sceneggiatura di film ARF/FDS si schiera con decisione contro l’iniziativa No Billag, manifestando anche la propria profonda inquietudine per le conseguenze che tale iniziativa potrebbe avere per la partecipazione democratica e la formazione delle opinioni.

Anche SONART, associazione svizzera di musica che raccoglie stili diversi, lotta con tutte le sue forze contro l’iniziativa, dal momento che andare contro il canone implica anche distruggere una delle nostre infrastrutture mediatiche e culturali di qualità.
Inoltre, la SSR ospita alcune delle più importanti «istituzioni» della musica svizzera:

  • Punkt CH (SRF3) o Swissmade (SRF1) per l’ambientazione tipica;
  • SRF Kultur per la musica classica, jazz e sperimentale;
  • gli Swiss Music Awards e SRF3 Best Talents;
  • la diffusione di festival e concerti in televisione e alla radio;
  • SRF Virus in qualità di emittente per nuove promesse e nuove scoperte;
  • MX3 come piattaforma che permette alle band che non hanno ancora un contratto discografico di farsi conoscere;
  • e molto altro ancora.

L’iniziativa No Billag mette a repentaglio molto più della sola SSR. Tutte le radio locali non commerciali (UNIKOM) e molte radio private perderebbero, con la quota parte dei proventi del canone, una fetta considerevole del proprio budget. Oltre alle trasmissioni speciali della SSR, le UNIKOM sono le uniche radio svizzere dove ascoltare musica alternativa a quella mainstream. Le radio regionali permettono di iniziare una carriera che potrebbe poi continuare sulle radio commerciali, ma che non avrebbe mai spiccato il volo senza un trampolino di lancio.

È così che la SSR, insieme ai semi-privati e grazie al canone, può garantire un vero servizio pubblico: un’offerta che non potrebbe essere finanziata in nessun altro modo, nel nostro piccolo Paese. A conti fatti, la perdita di tale offerta costerebbe a ogni economia domestica svizzera molto più di 365 franchi all’anno.